Il vicepresidente di Micron: la carenza di memoria non migliorerà prima del 2028, nonostante gli investimenti
La nostra conversazione con Moore si è concentrata sull’espansione della capacità produttiva di Micron e sull’impatto atteso nei segmenti consumer e AI nei prossimi anni.
Micron e il mercato delle memorie consumer: un tema controverso
La prima domanda ha riguardato il sentiment degli utenti rispetto all’attuale carenza di memoria. La reazione negativa verso Micron è stata infatti più marcata rispetto ad altri fornitori, anche a seguito dell’uscita dell’azienda dal business consumer legato al marchio Crucial.
Abbiamo chiesto a Moore se i produttori di memoria stiano privilegiando il settore dell’intelligenza artificiale a discapito dei consumatori. Ecco la sua risposta:
«Innanzitutto vorrei chiarire che la percezione potrebbe non essere del tutto corretta, almeno dal nostro punto di vista. Non voglio dire a nessuno cosa pensare o sostenere che si stia sbagliando, ma la nostra posizione è che stiamo cercando di supportare i consumatori in tutto il mondo, semplicemente attraverso canali differenti. Continuiamo ad avere una presenza significativa nei mercati client e mobile e, naturalmente, forniamo supporto anche ai nostri clienti del segmento data center.
Ciò che sta accadendo attualmente è che il TAM nel settore dei data center sta crescendo in modo esponenziale. Come azienda, vogliamo assicurarci di contribuire a soddisfare anche questa domanda in espansione.»
Micron afferma che il proprio canale OEM consumer rappresenta ancora una quota significativa del mercato. L’azienda fornisce infatti moduli di memoria, come LPDDR5, direttamente a produttori quali Dell e ASUS, che li integrano nei propri progetti di riferimento.
Secondo Moore, sebbene l’uscita dal marchio Crucial abbia alimentato la percezione che Micron stia “abbandonando” il mercato consumer, in realtà l’azienda mantiene una presenza rilevante nella catena di fornitura attraverso il modello OEM.
Moore afferma che Micron collabora con praticamente tutti i marchi di PC per la fornitura di moduli di memoria, ma sottolinea che l’azienda non può ignorare l’attuale domanda proveniente dal settore dell’intelligenza artificiale. Il motivo principale è che il TAM (Total Addressable Market) per i produttori di DRAM si è ampliato rapidamente e Micron, come altri operatori del settore, non può trascurare una domanda in così forte crescita.
Attualmente, l’espansione dei data center sta trainando il mercato: la quota del segmento enterprise/data center è passata progressivamente dal 30–35% fino a raggiungere il 50–60% del mercato complessivo, con una richiesta di capacità in bit significativamente superiore rispetto al passato. Tuttavia, l’intero settore si trova in una situazione di carenza di risorse.
Secondo Moore, non si tratta di un problema esclusivo di Micron, ma di un fenomeno che coinvolge l’intera industria. Aziende e concorrenti stanno cercando di servire al meglio questi segmenti in crescita, ma l’offerta non è sufficiente a soddisfare tutte le richieste. Nonostante ciò, Micron ribadisce di continuare a servire anche il mercato consumer.

Nel corso della conversazione, Moore ha sottolineato che l’intelligenza artificiale è un settore troppo strategico per essere ignorato, pur ribadendo che Micron sta facendo il possibile per soddisfare anche la domanda consumer. Tuttavia, l’improvviso aumento della richiesta di DRAM ha generato una carenza, lasciando alle aziende poco tempo per adeguare le proprie linee produttive. Da qui nasce la domanda cruciale: le nuove fabbriche potranno davvero alleviare la carenza di memoria? Per rispondere, Moore ha fornito un contesto particolarmente significativo.
Perché nuove fabbriche non risolveranno presto la carenza
Aumentare la capacità produttiva non significa semplicemente installare nuove macchine e incrementare immediatamente l’output di DRAM. Secondo Micron, uno dei principali ostacoli è la gestione delle diverse densità dei moduli di memoria richieste dal mercato. In pratica, se un cliente come Apple richiede moduli da 8 GB, 12 GB e 16 GB, l’azienda deve riconfigurare le linee produttive per ciascuna variante, con conseguente riduzione temporanea dei volumi complessivi.
Prima dell’esplosione dell’AI, i produttori avevano margini limitati ma riuscivano a soddisfare la domanda in modo più lineare. Oggi, con la crescita esponenziale del settore AI, le dinamiche sono cambiate e l’equilibrio tra offerta e richiesta è diventato molto più complesso.
«Si può immaginare che, se una fabbrica utilizza numerose macchine per produrre un determinato tipo di silicio e poi deve fermarle per riconfigurarle su un altro tipo, l’output complessivo diminuisce. Non è una spiegazione tecnica completa, ma è il modo più semplice per descriverlo.
Quello che stiamo cercando di fare ora è ridurre al minimo le varianti di silicio in produzione, limitando il numero di die differenziati per massimizzare l’efficienza e l’output. Per questo stiamo lavorando a stretto contatto con i nostri clienti.
Ad esempio, se in passato volevano passare da moduli da 12 GB a 16 GB, o da 16 GB a 24 GB, oggi spieghiamo che questi cambiamenti comportano una riduzione temporanea della produzione. Stiamo quindi collaborando con loro per mantenere la domanda il più stabile possibile, così da stabilizzare l’offerta e massimizzare la capacità produttiva.»
Questo conferma i nostri precedenti report, nei quali evidenziavamo come i produttori di laptop e smartphone stiano cercando di limitare le configurazioni di memoria. Per Micron, si tratta della soluzione più efficace nel breve termine per mantenere costanti i tassi di rendimento produttivo. Inoltre, con l’accelerazione del mercato dell’intelligenza artificiale, la transizione tra diverse generazioni di DRAM è diventata più frequente, alla luce dei requisiti sempre più elevati richiesti dai clienti. Questo comporta per Micron un adeguamento più rapido e ricorrente delle apparecchiature e dei processi produttivi.
Moore ha infine chiarito che i piani di espansione delle fabbriche non produrranno effetti significativi prima del 2028. I tempi di costruzione, certificazione e validazione presso i clienti sono lunghi e, considerando gli elevati standard tecnologici e di rendimento richiesti per le applicazioni AI, l’avvio di nuove strutture produttive è oggi un processo molto più complesso e prolungato.
«Hai ragione, le nuove linee stanno arrivando. Ma la tua domanda è molto pertinente: per aumentare drasticamente il numero di bit prodotti abbiamo bisogno di più spazio in camera bianca, e questo richiede tempo. Abbiamo avviato i lavori in Idaho, presso la nostra struttura ID1, circa tre anni fa, e prevediamo che diventi operativa a metà del 2027.
Inizialmente si parlava della fine del 2027, ma abbiamo anticipato a metà anno. Tuttavia, non vedremo risultati concreti e significativi finché non saranno completate tutte le qualifiche, ottenute le approvazioni dei clienti e installate le attrezzature necessarie. L’operatività a pieno regime non è attesa prima del 2028.»
In generale, i produttori di memoria si stanno affrettando a costruire nuove linee produttive, ma i vincoli legati ai processi e alle certificazioni tendono a posticipare le tempistiche di diversi trimestri. Di conseguenza, per il consumatore medio la carenza di DRAM potrebbe persistere ancora a lungo, almeno finché la domanda legata all’intelligenza artificiale non inizierà a rallentare.
Micron e Cina: cresce la pressione competitiva di aziende come CXMT?
Negli ultimi mesi si è rafforzata la narrativa secondo cui i fornitori cinesi di memoria potrebbero colmare il divario nel segmento DRAM, soprattutto dopo che CXMT ha intensificato l’offerta di soluzioni DDR5 e annunciato l’intenzione di procedere con una maxi-IPO. CXMT è considerata il quarto produttore mondiale di DRAM e, secondo diverse indiscrezioni, disporrebbe delle risorse necessarie per ampliare significativamente la propria capacità produttiva. In questo contesto, si vocifera che HP possa valutare l’integrazione di moduli CXMT nei propri prodotti consumer.
Abbiamo chiesto a Moore se Micron ritenga che i fornitori cinesi stiano erodendo la sua quota nel mercato consumer. Pur senza fare riferimento a un’azienda specifica, Moore ha dichiarato che Micron accoglie con favore la concorrenza, indipendentemente dall’area geografica di provenienza.
«L’offerta locale in Cina è in crescita da diversi anni e stanno svolgendo un ottimo lavoro nel servire i mercati a cui si rivolgono. Non operano in tutti i segmenti, ma nei loro ambiti di riferimento stanno ottenendo buoni risultati.
Personalmente ritengo che la concorrenza ci renda più forti. È sempre stato il mio punto di vista. Quando vediamo concorrenza, dobbiamo affrontarla, adattarci e migliorare. Accolgo quindi con favore la concorrenza, indipendentemente dalla regione di provenienza. Non conta da dove arrivi: ci aiuta a crescere come azienda e a servire meglio i nostri clienti.»
Conclusione: la carenza di memoria non si risolverà a breve
Dalla nostra conversazione con Micron emerge chiaramente che la strada per superare la carenza di memoria è ancora lunga. Analizzando la situazione dal punto di vista dei consumatori, si può ragionevolmente concludere che la carenza di DRAM non verrà risolta nel breve periodo.
Di conseguenza, fornitori, OEM e altri attori della supply chain si trovano in una fase di forte pressione, con margini di manovra limitati e poche soluzioni immediate a disposizione.
Come tutti i principali operatori del settore, Micron sta investendo nell’espansione degli impianti produttivi, nell’evoluzione dei processi DRAM e nell’ottimizzazione della supply chain per garantire una fornitura più stabile. Tuttavia, i risultati concreti di questi sforzi richiederanno tempo prima di essere percepiti dal mercato e dai consumatori.
